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Da Pippo Baudo a ExistenZ...

04/03/2008 | postato da: LT | Commenti 2

Il Sabato è sempre stato il mio giorno preferito. Come diceva Vittorio Gassman è uno dei momenti in cui si gustano tutti i gradi della noia: 30 minuti per farsi la barba (invece dei 3 minuti Fantozziani contati), vagare in tuta e ciabatte tra divano e letto, sorseggiare caffellatte e succo di pesca senza soluzione di continuità.

Nella meraviglia del sabato la cosa più bella è rovistare tra i DVD, accendere il dolby surround e soffermarsi tra una scena e l’altra riprendendo vecchi ritagli di giornale o spulciando nei Castori per rileggere le critiche dell’epoca.

Sabato scorso ho rivisto Videodrome, uscito finalmente in DVD dalla fine dello scorso gennaio, apocalittica parabola sul potere della televisione sulla mente umana. Visionario e incompreso nel 1983, il film racconta la visione Mcluhaniana della tecnologia come estensione delle facoltà umane (Cronenberg è stato in gioventù studente proprio di Marshall McLuhan e il personaggio del professor Brian O'Blivion ne è una parodia) e la porta alla degenerazione attraverso la compenetrazione e la contaminazione. L'effetto della televisione sulla mente si fa cancro, produce nuova carne come segno tangibile di questa estensione.

David Cronenberg è oggi assieme a Gus Van Sant il più lucido cineasta narratore della contemporaneità liquida e tecnologizzata. La tecnologia come estensione dell’uomo è ormai trasposta su Internet e sui mondi virtuali. Come ci dice De Kerckhove oggi lo schermo digitale è l’estensione del pensiero umano: i giovani di oggi portano il pensiero fuori dalla mente sullo schermo, ragionano sullo schermo, tagliano, copiano, incollano, rielaborano concetti, costruiscono conoscenza sullo schermo come noi facevamo invece all’interno della nostra testa; lo schermo digitale è la proiezione della mente.

Oggi si getta la croce addosso al povero Pippo Baudo per un festival di Sanremo che non fa più ascolti pensando a un format che non ha funzionato, quando in realtà è il pubblico che è cambiato, che non passa più quattro o cinque ore davanti alla televisione se non per tenere uno "sfondo sonoro" per altre attività.

Non a caso il 2007 è passato alla storia come l’anno del sorpasso di Internet ai danni della televisione, come aveva profetizzato già Nicholas Negroponte nel suo “Essere Digitali” del 1995: i dati pubblicati dalla School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen e dalla European Interactive Advertising Association (Eiaa) indicano che a fronte delle 14,4 ore settimanali di televisione, i giovani italiani tra i 16 e i 24 anni stanno connessi ad Internet per 14,5 ore; l’82% dei ragazzi naviga su Internet dai 5 ai 7 giorni la settimana e quello che è più sorprendente è che molti stanno connessi tra le 20:30 e le 23:00, la fascia oraria una volta considerata “sacra” per la televisione.

La nuova realtà era già stata raccontata dal talento visionario di Cronenberg in ExistenZ, con la virtualità che diventa il luogo in cui le intelligenze connettive diventano i gangli di un’unica grande rete e le nuove tecnologie diventano le protesi incarnate del corpo umano. “Un film del Tremila, - diceva Lietta Tornabuoni - di oscurità e di malessere, in cui il grande David Cronenberg continua la sua riflessione sulla realtà individualizzata, sull'uomo e la tecnologia già in simbiosi (con telefoni, microfoni, videocamere, occhiali intesi come protesi e prolungamenti della carne, del corpo).”

La psiche che si espande, - diceva Luigi Paini - la carne che si apre attraverso un'inquietante "bioporta", pertugio dolorosamente scavato alla base della colonna vertebrale per permettere ai giocatori-cavie di connettersi l'uno all'altro e, tuffi insieme, agli apparecchi in grado di condurre nei territori virtuali dove nulla e davvero come appare.”

E così, ripensando ai film di Cronenberg (da ExistenZ a Spider, a Crash…fino agli ultimi bellissimi History of Violence e La promessa dell’assassino) è passato il mio sabato sonnacchioso, pensando alla bellezza e al fascino ambiguo del vivere il nostro tempo.

…Poi la sera sono andato a vedere l’ultimo film dei fratelli Cohen (una botta di ottimismo!) e uscendo, mi sono detto che questo non è davvero un paese per vecchi


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