Brian De Palma e il caso "Redacted"
Chi vorrà vedere il discusso Redacted ( >> vedi trailer ) , trionfatore del recente Festival di Venezia e Leone d’Argento, dovrà avere l’abbonamento alla pay-per-view oppure dovrà attendere l’imminente uscita in DVD. Sembra incredibile ma l’ultimo film di Brian De Palma non sarà distribuito nelle sale italiane ma sarà trasmesso direttamente su Sky (la prima è stata il 14 marzo ).
>> Sito ufficiale USA del film
Le motivazioni di questa scelta meritano senza dubbio una riflessione visto che non sembrano riconducibili solamente agli aspetti economici. Il film ha riscosso uno straordinario successo alle proiezioni a Venezia ( >> standing ovation a Venezia ), è stato considerato da molti il vincitore morale del festival ed ha raccolto giudizi lusinghieri da parte della critica. Inoltre consideriamo che Brian De Palma può contare anche in Italia su un nutrito stuolo di fans e ce il film ha sollevato già da tempo un vespaio di discussioni che ha sicuramente avuto un effetto positivo anche per quanto riguarda la visibilità del film.
Dunque viene da chiedersi il perché di questa sorta di (auto?)censura proprio in Italia. Anche negli Stati Uniti, seppure in un ristretto circuito d’essai, il film è stato distribuito, mentre nel nostro paese il film sembra essere stato dimenticato.
Non ho ricordanza di un film vincitore di un premio prestigioso in uno dei big-festival cinematografici diretto da un cineasta affermato che non sia poi stato distribuito almeno nel circuito d’essai. 
Una chiave di lettura la offre lo stesso regista che dice a proposito del film: «La vera storia della guerra in Iraq è stata sottoposta quotidianamente dai media istituzionali alla censura ideologica per impedire la circolazione delle testimonianze vere e perciò insopportabili di quella spaventosa devastazione».
Il film si ispira infatti a un fatto vero: una strage commessa da alcuni militari Usa a Samarra. Una ragazzina di 15 anni violentata e uccisa, una famiglia sterminata, compresa la sorellina di 6 anni. «Il film però non è un documentario – dice De Palma -- ma una ricostruzione del tutto fittizia di eventi reali, interpretata da veri attori, ispirata al contenuto, alle immagini e alla verità delle fonti in rete».
Infatti per dirla con Natalia Aspesi “esiste l'immenso mondo di Internet con le sue informazioni nascoste, non filtrate, e De Palma ha setacciato l'anima, il dolore, i rimorsi, l'odio, la paura dei soldati attraverso i loro blog, website, video amatoriali, posting a YouTube”.
“De Palma – scrive Lietta Tornabuoni - lascia capire quanto l'informazione possa essere facilmente manipolabile e come sia composto questo esercito di volontari, gente che s'è magari arruolata per sfuggire alla giustizia, per psicopatia, persone senza cultura e con scarso addestramento sottoposte in Iraq alla pressione feroce della paura. La loro vita è molto bene illustrata”.
“Redacted – scrive acnora Natalia Aspesi - si chiude su una serie di fotografie, questa volta autentiche, che De Palma presenta le conseguenze dei danni collaterali, immagini atroci che nessun giornale, nessuna televisione farebbe vedere e che con cupa ironia il regista, ripulisce: rende cioè irriconoscibili le vittime con un tratto di pennarello nero sui volti sfigurati, mentre il sonoro esplode nelle note pucciniane, di morte, della Tosca...". 
C’è da chiedersi cosa fa di Redacted un film più censurabile e, soprattutto, inopportuno rispetto a molti altri film “di denuncia” che vengono tranquillamente distribuiti. Forse, ad esempio, i film di Michael Moore sono considerati più innocui perché “riconoscibili” in modo evidente come dimostrazioni di teoremi impostati a priori? Da questo punto di vista forse il film di De Palma può dare più fastidio perché è un attacco che viene in un certo senso da dentro il sistema, da un cineasta universalmente affermato?
Ma allora perché questa sorta di censura si verifica proprio in Italia quando ad esempio in Francia il film ha trovato distribuzione (TFM distribution) e anche in Inghilterra? Davvero con tutti i film che restano in sala cinque giorni senza lasciare alcuna traccia a livello di critica e di pubblico non c’è stato nessuno che se la sia sentita di distribuire il film?
Davvero gli sfortunati che, come me, non hanno l’abbonamento alla pay-per-view dovranno aspettare il DVD ( >> extra su DVD USA ) per vedere quello che Alberto Crespi definisce “il più importante film americano degli ultimi anni, […] un capolavoro che non ci aspettavamo”?






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